Canto 33 | Traditori della Patria

CANTO 33

Traditori della Patria del partito e degli ospiti

Titolo opera: CUBOD750

Ubicazione: Villa Serravallo – via dei Colli
Art director: E.I. Buzzi di TARVISIO (UD)
Actors performance / voce, photo, movie: Emanuele Franz – Audax Editrice di Moggio Udinese (UD)
Installazione artistica / photo, movie maker: L. Cesare di Tarvisio (UD), Stefano Paradisi di Monfalcone (GO)
Tel. (+39) www e-mail

L’installazione è composta da un poliedro (cubo rosso di metri 2x2x2), a rappresentare la sintesi concettuale, tra la Torre della Muda (dei Gualandi-Pisa) o torre della fame/prigione e l’opera dantesca della Divina Commedia in particolare dell’Inferno; all’interno del cubo verrà proiettato un Photo-movie dedicato, con immagini elaborate e storiche di G.Dorè riferite al 33° canto, con la voce recitante/narrante ad opera dell’attore/declamatore Emanuele Franz sopra una traccia/sottofondo.

Conficcati nel terreno del parco, (terra madre/corpo) ed in prossimità del cubo, una serie di pali rossi, a rappresentare sinteticamente e allegoricamente le “pene”, le “spine”, dei dannati e il numero di canti. L’installazione artistica parte anche dalla volontà degli autori di realizzare una sintesi concettuale pura, di contrasto, tra la forma spaziale/tridimensionale oltre che “geometrico-frattale” del cubo, in relazione alla linearità “bidimensionale” dei segmenti pali/aste, il “punto-geografico” per contrappasso è tutto l’insieme nella sede del Parco Serravallo. In questa restituzione tridimensionale, essi connotano/denotano, con il colore rosso delle facce del cubo, la “sede infernale” e la sofferenza dei dannati. Riassumono la loro visione artistica del “mondo infernale dantesco” sotterraneo, in ipogeo. Con i loro strumenti di lavoro professionale, riducono, provocatoriamente e, per “contrasto/contrappasso” artisticamente, uno spazio virtuale, fantastico-letterario e complesso differenziato per cerchi, gironi e bolge, usando lo spazio finito regolare, semplice, tridimensionalmente puro quale un cubo. Tagliano una faccia del cubo con ferritoie-tacche-fori, a rappresentare quelle poche prese di luce descritte nel canto, dalle quali entrava una luce ogni tanto e dalle quali ora il pubblico potrà vedere e sentire il Photo-movie collocato all’interno, “sbirciando” attraverso le ferritoie, entrando così nel passato e nella drammatizzazione della tragedia dantesca. Riproducono, nella rappresentazione concettuale creativa di sintesi, il rapporto-contrasto tra esterno ed interno, tra contenitore e contenuto, tra fuori e dentro, tra passato e presente, tra arte visiva, figurativa e letteratura, tra realtà oggettiva e visione artistica del mondo, con l’ausilio infine anche della drammatizzazione declamatoria ed attoriale vera.

Lo “spazio-volume-cubo” quale contenitore tridimensionale minimo e puro, recepito come massa che occupa uno spazio esterno e che, nello stesso tempo, limita e contiene uno “spazio ermeneutico-didascalico-escatologico-metaforico-allegorico“ interno. Un cubo ergonomico che contiene, nella sua entità dimensionale, un solo uomo, modulo vitruviano-leonardesco a “braccia e gambe aperte” e la sua rotazione completa, sia in verticale che in orizzontale che racchiude, connota e denota l’estensione del “tempo sia in avanti che a ritroso” definito con la proiezione reiterata e ciclica di un video photo-movie non stop. Un cubo che limita lo spazio esterno, luminoso e libero, dallo spazio interno, costretto, limitato, buio, pauroso e sconosciuto, rappresentativo dell’inferno dantesco da lui descritto a “cono capovolto” verso il centro della terra, sede di Lucifero. Siamo nel basso inferno o città di Dite, definito dai relativi cerchi concentrici, con le successive diversificazioni in gironi e bolgie e le relative pene inflitte ai dannati, pene dure, pesanti… e qui anche gelide. Siamo nel IX cerchio, dedicato ai traditori, subito dopo il Pozzo dei Giganti, nel Lago ghiacciato di Cocìto (diviso in quattro zone), in particolare siamo a cavallo tra la zona detta di Antenora, (Ugolino della Gherardesca con i suoi figli e nipoti/Ruggeri degli Ubaldini), traditori della patria e del partito e la terza zona denominata Tolomea dedicata ai traditori degli ospiti (Frate Alberigo dei Manfredi/Branca Doria). Le due zone sono poste a loro volta tra i traditori dei parenti, prima zona, detta Caina e la Giudecca quarta ed ultima, prima di raggiungere Lucifero al centro della Terra, dove trovano posto i traditori dei benefattori. Tutti i dannati delle quattro zone del Lago Cocito sono immersi nel ghiaccio fino al collo o quasi. Il gelo e il freddo viene aumentato dallo sbattere delle ali da pipistrello di Lucifero, che divide l’emisfero australe da quello boreale.

In alcune date calendarizzate e comunicate per tempo, rispetto all’insieme degli eventi “collaterali sandanielesi programmati”, Emanuele Franz e Stefano Paradisi (allievo Scuola di Teatro di Bologna “A. Galante Garrone”) attueranno delle performance declamatorie del canto in versione a soggetto-provocando e parafrasandolo, all’esterno, nelle pertinenze e in prossimità dell’installazione “cubo”.

Durata Photo-Movie e interpretazione/attoriale recitativa del 33°canto a cura di Emanuele Franz 9’ minuti e 20”

Si ringraziano per questa operazione culturale:Associazione Minatori Raibl di Cave del Predil, Società Technoacque S.r.l. di Lecce e Franco Cesare, Scuola di Sci “EVOLUTION” di Tarvisio, Agenzia Regionale PROMOTUR, ditta Dawit di Benvenuta Plazzotta di Tarvisio, Centro Friulano Arti Plastiche.

 

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