Canto 13 | Arpie

CANTO 13

Arpie

Ubicazione: Provenienza del Lago – Parco Acquaderni
Autore: Annalisa Iuri (Capogruppo) di MARTIGNACCO (UD), con Magda Michelesio, Piero Boncompagno, Enea Michelesio, Isabella Giungi.
Tel. (+39) www e-mail

La struttura del corpo dell’”arpia” e stata fabbricata con assi di legno e viti, le ali sono state costruite con rete metallica. Per la rappresentazione dei dannati sono state utilizzate ramaglie (residui di potature) presenti nell’area dell’installazione.

L’opera: si sono realizzate tre “arpie” situate a circa tre metri di altezza dal suolo, a rappresentare il volo delle donne uccello, l’inclinazione verso lo spettatore è per dare il senso dell’ angoscia. Il filo rosso che scende dal becco raffigura il rivolo di sangue che stilla dai rami contorti feriti dai colpi di rostro.

La scelta di rappresentare il XIII canto dell’inferno dantesco e, specificamente l’episodio delle arpie, nasce da varie riflessioni: la poetica di Dante ha un immediato contatto con le problematiche dell’uomo contemporaneo: “rami schietti, ma nodosi e ‘nvolti; non pomi v’eran, ma stecchi con tosco.” Un verso che descrive, molto bene, la natura che si contorce negli arbusti come se si trattasse di dannati, rappresentando il disastro ambientale che è sotto gli occhi di tutti.

“[…]ali hanno late, e colli e visi umani, piè con artigli, e pennuto il gran ventre; fanno lamenti in su li alberi strani.”

I loro lamenti rendono ancor più drammatico e sinistro il territorio, un ecosistema stravolto da un intervento che poco ha ormai di umano ma assume una connotazione diabolica.

E’ nella modernità del testo dantesco che è stata colta l’ispirazione per l’opera che proponiamo.

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